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Il prosciutto di Carpegna
Il territorio di Carpegna è ricco di boschi di querce e di selve. Da secoli costituisce il terreno ideale per l’alimentazione del maiale, che già nel periodo in cui Carpegna era un “vicus” del vicino municipio romano di Pitinum Pisaurense veniva lavorato e mangiato.
Risalgono al XV° sec. le prime testimonianze sull’arte della salatura del maiale, che grazie al microclima del territorio e al tipo di alimentazione adottata ha sempre avuto carni dolci e profumate.
Dunque l’arte della salatura e della stagionatura ha origini lontanissime e ha assunto un carattere industriale soltanto negli anni Settanta.
Nel 1990 il prosciutto di Carpegna otteneva la D.O. (Denominazione di Origine) e nel 1992 la D.O.P. (Denominazione di Origine Protetta).
Il disciplinare a cui è sottoposto il prosciutto di Carpegna è lo stesso di quello dei prosciutti di Parma e San Daniele. Cambia la provenienza della materia prima , che è limitata alle Marche,all’Emilia Romagna e alla Lombardia. La lavorazione e la salatura devono rigorosamente essere svolte nel comune di Carpegna e non devono durare meno di dodici mesi. Non è ammesso l’uso di additivi.
Quindi il prosciutto di Carpegna è il frutto di una selezione attenta della materia prima, di una lavorazione antica e sapiente, di aria salubre e di tecnologie avanzate.
Il prodotto finito è un salume dal gusto persistente, ricco di profumi, dal colore rosato, nutriente, digeribile, adatto a grandi e bambini e che si sposa perfettamente con il pecorino marchigiano, con i vini bianchi secchi o anche con il “Lacrima di Morro d’Alba”.