Comprensorio di Arquata del Tronto e Comunanza » Arquata del Tronto
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Il paese di Arquata del Tronto
Nell'alta valle del fiume Tronto, sotto le cime dei Sibillini, sorge Arquata, a 777 mt s.l.m. Il suo territorio prevalentemente montano si estende, unico in Italia, all'interno di due parchi: quello dei Monti Sibillini e quello del Gran Sasso-Monti della Laga.
Il paesaggio, prevalentemente montano varia tra pareti scoscese, boschi, pendii, balconate panoramiche dalle quali si possono ammirare il Monte Vettore, il Gran Sasso e altre cime dei Sibillini.
La sua storia è antichissima: pare sia stata fondata, tra XI° e il VI° sec. a.C., dai Sabini che attraversarono la sua vallata e vi si stabilirono. In seguito divenne un avamposto romano e sembra che l'attuale frazione di Tufo fosse il luogo di residenza estiva della famiglia Flavia e località di nascita degli imperatori Vespasiano e Tito.
Le prime notizie di Arquata risalgono all'XI° sec., nel XIII° si proclamò Libero Comune e mantenne una certa autonomia fino al 1429, quando papa Martino V° la cedette a Norcia, alla quale rimmarrà legata fino al XVIII° sec., seppure con alterne vicende.
Occorre ricordare che tra il 1420 e il 1435 la regina del Regno di Napoli Giovanna d'Angiò, incoronata da papa Martino V°, soggiornò nella Rocca di Arquata che sempre aveva rivestito un ruolo rilevante per la sua posizione strategica. Infatti presidiava una delle vie di comunicazione più importanti dell'Italia centrale, in particolar modo la via Salaria e in quel momento segnava il confine più settentrionale del Regno di Napoli. In seguito, quando Arquata venne a far parte dello Stato Pontificio, rimanendo a confine dello stesso stato, vide aumentata la sua importanza con privilegi, come quello di poter esigere un pedaggio da parte di chi transitava sulla via Salaria e con continue manutenzioni della Rocca per mantenerne l'efficienza.
Quando nel XIX° sec. Napoleone invase l'Italia, Arquata venne tolta ai Norcini e assoggettata a Spoleto, che era capoluogo del Dipartimento del Trasimeno, la Rocca venne restaurata, provvista di case matte, piazzuole d'artiglieria, una guarnigione permanente e dichiarata terzo fortilizio del Dipartimento.
Con la caduta di Napoleone e la restaurazione del Governo Pontificio, Arquata venne tolta dall'Umbria e incorporata alla delegazione di Ascoli Piceno.
Da visitare
La Rocca
Fortilizio costruito tra l'XI° e il XV° sec.
Porta di Sant'Agata
La porta di Sant'Agata è l'unica porta d'accesso all'antico borgo di Arquata giunta fino a noi. E' lontana dal centro abitato ed è composta da due semplici corpi fabbrica costruiti con conci irregolari di pietra arenaria.
Chiesa della Santissima Annunziata
E' la chiesa parrocchiale di Arquata, situata all'interno del paese, sulla strada per la Rocca.
Ha una facciata molto semplice ornata da un bel portale in pietra arenaria.
Al suo interno conserva una tela dell'Annunciazione del 1500 e un bel crocifisso ligneo risalente al XII°-XIII° sec.
Chiesa di San Francesco
La chiesa, di origine romanica, fa parte del complesso del convento di San Francesco.
Ha un portale cinquecentesco, l'interno a due navate e conserva cantoria, pulpito e altari lignei del XVI°-XVII° sec.
Al suo interno, inoltre, è esposto un estratto della Sacra Sindone di Torino risalente al 1655.
Chiesa di San Silvestro
Situata nella frazione di Colle è di epoca rinascimentale e conserva, oltre alla campana bronzea del campanile risalente al 1389, begli affreschi del XVI° sec. di Dionisio Cappelli, pittore molto attivo soprattutto nella zona di Amatrice.
Chiesa di Sant'Agata
La frazione di Spelonga si presenta con un borgo ricco di case sel XV° e XVI° sec., decorate da architravi istoriati, bassorilievi ed epigrafi che testimoniano come nel passato le famiglie che vivevano di allevamento di ovini conducessero una vita agiata.
La chiesa di Sant'Agata si trova nella parte alta di Spelonga e si presenta come un unico volume allungato con un tetto sorretto da capriate a vista del XV° sec..
Al suo interno conserva un altare ligneo del 1631, affreschi quattrocenteschi di Panfilo da Spoleto, altri cinquecenteschi di Cola dell'Amatrice e una bandiera turca conquistata durante la battaglia di Lepanto del 1571.